Lotus Birth a Bali
di Mandai Kadiatou e liberamente tradotto da Swapana

I balinesi hanno una varietà di tradizioni e di rituali intorno alla nascita da rendere il mio insegnamento ostetrico, un’esperienza di guarigione profonda e incredibilmente unica. Ogni nascita racconta una storia diversa e porta nuovi insegnamenti. La donna canta la propria canzone di nascita e il bambino arriva con i suoi propri tempi, quando decide di uscire dal grembo di sua madre. Nel momento della nascita c’è una grande gioia e un gran senso di celebrazione che proseguono per giorni, se non per mesi. Esserne testimone è sempre un privilegio.
Uno degli aspetti che preferisco della clinica di maternità dove ho fatto volontariato, è la filosofia della non violenza. Il nostro motto, probabilmente preso a prestito da Jeannine Parvati Baker, riconosciuto e messo in pratica dalle ostetriche, è “ una nascita dolce per guarire la Terra”. Adottiamo un approccio privo di interventi manuali che permette alla donna di entrare profondamente nello stato di trance. Sostenuta dal marito o dai famigliari, viene costantemente rassicurata sulle proprie capacità di partorire quel bambino perchè il suo corpo è perfettamente disegnato per farlo in modo naturale. Ciò è cruciale nel momento in cui questo paese, in via di sviluppo, sta abbracciando il costoso paradigma medico di nascita, imperfetto e politicizzato.
Quando nasce un bambino hindu, come benvenuto al mondo, cantiamo il gayatri mantra (puoi ascoltare questo bellissimo mantra su http://www.youtube.com/watch?v=d63COahIpVM)
Om bhoor bhuva swahah
tat savi tur varenyam
bhargo dey vasya dhi mahhi
dheeyo yoh na pracho dayaht
(O Dio, artefice e donatore della vita, che rimuove dolore e tristezza, quintessenza della felicità; o creatore dell’Universo, permettici di ricevere Te altissimo, senza che la luce venga spenta. Che tu possa guidare la nostra intelligenza verso la giusta direzione).
Ogni bambino musulmano viene invece salutato con una preghiera ad Allah.
Un bellissimo e commovente aspetto della nascita a cui assistiamo è il Lotus Birth. Vuol dire che il cordone ombelicale resta intatto, senza recisione, da un’ora a diversi giorni dopo la nascita. Il bambino e la placenta restano una sola unità fino a quando i genitori decidono di tagliare, oppure come nel Lotus Birth vero e proprio, quando il cordone si secca e il bambino se ne separa con un calcetto.
Il concetto è che la placenta sia un organo integrante del corpo del bambino e che il taglio immediato possa causare uno shock fisico, emozionale ed energetico nel suo piccolo essere. Questo è anche il modo perchè mamma e neonato, che un tempo erano una cosa sola, restino ancora insieme, pelle a pelle, nell’allattamento e nel bonding. Infatti muoversi con il bambino attaccato alla placenta può essere un po’ scomodo.
Un modo in cui a volte preferiamo tagliare il cordone è quello di bruciarlo. Bruciandolo, tutta la forza vitale della placenta viene trasferita al bambino che potrà così sentirsi completo, nonostante la perdita di un organo cruciale. Dal momento che è una tecnica totalmente sterile, risulta indispensabile nei momenti in cui scarseggiano i rifornimenti.
Ancora una volta viene cantato il gayatri mantra fino a quando il cordone è completamente bruciato. A questo punto, la placenta viene subito presa dal padre, che la seppellisce nel recinto della casa di famiglia, per fare in modo che il bambino sia sempre capace di trovare il cammino verso casa.
Per far prevalere la pace sulla Terra è essenziale avere rispetto per l’integrità della mente, del corpo e dello spirito di mamma e bambino. Quando l’essere umano, dalla nascita in poi, viene trattato con questa dignità, diffonde e rinforza l’amore che è necessario per la sopravvivenza umana.