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Lotus Birth... porsi un'altra domanda
di Robin Lim - tratto da Midwifery Today Magazine, N° 58, estate 2001 e tradotto da Swapana


Noi ostetriche siamo particolarmente conosciute per la quantità di domande che facciamo.

Da ostetriche in embrione, abbiamo letto Niles Newton, Lester Hazell, Sheila Kitzinger. Le nostre gravidanze personali sono state guidate da "Prenatal Yoga" di Jeannine Parvati Baker. La lettura ispiratrice di "Birth Book" di Raven Lang e di "Immaculate Deception" di Suzanne Arms, ci hanno fatto nascere queste domande per il mondo ostetrico: "Perché così tanti esami vaginali di routine? Perché partorire sdraiate? Perchè la rasatura del pube? Perchè un numero così alto di cesarei? Perché si dovrebbe prendere in considerazione l'anestesia epidurale? Perchè gli ultrasuoni?"

Quando le risposte non erano soddisfacenti, oppure non c'erano spiegazioni, abbiamo chiesto spontaneamente: "Perchè una donna sana, a basso rischio, deve partorire il suo bambino sano in un ospedale, il posto progettato per la gente seriamente ammalata"

La successiva domanda logica, è stata: "Perchè non nascere in casa?"

Nell'accogliere i bambini che nascevano in casa, le ostetriche continuavano a chiedersi dei perché e ascoltavano anche quelli che si ponevano i genitori: "Perché in ospedale tagliano il cordone ombelicale così presto?"

E' stata una silenziosa ma profonda rivoluzione quando le ostetriche hanno imparato ad attendere. La medicina ostetrica lo deve aver visto come un gigante passo indietro nella storia. Indietro al tempo in cui la famiglia era posta al centro, al tempo in cui il protocollo era "la donna che aiuta la donna". In verità, le popolazioni indigene del nostro pianeta, tuttora permettono che la nascita si riveli in modo naturale. Le famiglie con cui abbiamo a che fare, hanno piacere di sperimentare la nascita senza l'interferenza della tecnologia. Nei cuori delle famiglie che partoriscono in casa c'è una profonda fiducia in Madre Natura e Padre Tempo e nel disegno divino della riproduzione umana.

Tuttavia, quello che le partorienti e i loro bambini sperimentano, nella maggior parte degli ospedali che adottano i protocolli medici occidentali esportati nel cosidetto "mondo in via di sviluppo", sono procedure e pratiche che, di base, non hanno questa fiducia. Anzi, la casa del bambino è diventata l'utero. L'utero che, lo posso dire dopo aver lavorato in molti ospedali, viene percepito come il nemico, un luogo buio e misterioso dal quale i medici liberano i bambini: armati di flebo di pitocina, sono pronti e capaci di far uscire quei bambini!

In ospedale, appena la donna ha raggiunto la dilatazione completa,(e con tutti gli esami di routine velocemente fatti), la vagina diventa il nemico. Con o senza contrazioni espulsive, alla donna (e ho visto costringerla) viene detto di spingere. Se non fa uscire il bambino abbastanza velocemente, vengono fatte delle pressioni sull' utero. In seguito, viene usato il forcipe o la ventosa. E nel frattempo: SPINGI! SPINGI!

Le episiotomie sono tagli per accellerare l'uscita del bambino: compiono il salvataggio in minor tempo. Il cordone viene immediatamente clampato e tagliato. Il bambino viene precipitosamente allontanato dalla madre per essere lavato (per togliere ogni umore e odore del nemico), pesato, misurato e valutato come un sopravvissuto. Gli viene misurata la temperatura rettale, viene vestito e messo in un posto più caldo.

Che contrasto con le mie cinque nascite che ho fatto e con le centinaia che ho avuto l'onore di assistere in casa! Case con stravaganti tappeti, con pareti di bambù e pavimenti in terra battuta. Ma case piene d'amore dove la nascita avveniva senza violenza. In quelle case la madre non era mai "la nemica". Non c'erano culle termiche high-tech: i bambini venivano messi sulla pelle della mamma, tra le sue braccia, cullati sul suo ventre soffice, e al suo seno. Primitivo? Forse. Un passo indietro? Me lo domando.

Vorrei raccontarvi una scena di vita familiare accaduta 24 anni dopo il mio primo bellissimo parto naturale, avvenuto in casa... Mia figlia Dejà, ora cresciuta, è in panico. " Ho perso la mia borsetta! Mamma aiutami. Senza la mia borsa, posso morire"!

La borsetta di Dejà è di forma ovale, del peso di circa 450 grammi, di un colore bruno rossiccio con un lungo cinturino. Il non trovarla al suo posto le causa panico, il suo respiro si è fatto affannoso. Piange e chiede della mamma. Il momento dopo che Dejà dice " Senza la mia borsa io muoio!", i nostri occhi si incontrano per un attimo e..:"a-ha". Ride forte, dicendo: " E' colpa tua mamma, non avresti mai dovuto lasciare che il mio cordone fosse tagliato" .

Ci abbracciamo mentre uno dei suoi fratelli le ritrova l'indispensabile borsetta, il surrogato della placenta.

Proprio nel precedente fine settimana, Dejà era presente mentre assistevo come ostetrica, la sua amica Priya. La famiglia aveva deciso per un Lotus Birth, avevano scelto di non tagliare il cordone ombelicale del piccolo Pranavkrshnan.

Pradheep, medico biochimico e raggiante neo padre, si era sentito spiritualmente portato a scegliere una nascita non violenta. Da scienziato era curioso di vedere come si sarebbe comportata la natura nel rapporto tra suo figlio e la placenta.

Avevamo preso un recipiente di acqua calda e avevamo lavato la placenta dal sangue. L'avevamo poi cosparsa di rosmarino in polvere, curcuma e sale. Cautamente e rispettosamente l'avevamo avvolta in un panno, mentre il bambino era rimasto nudo, ma al caldo, contro sua madre, ancora attaccato al suo "piccolo fratello".

Durante il corso della prima magica settimana di vita di Pranavkrshnan, il cordone si era seccato; ogni giorno cambiavamo il panno e aggiungevamo erbe secche. Non c'erano odori sgradevoli. Al quinto giorno, la nonna del bambino fece una scoperta. Aveva osservato che quando il nipotino era al seno della mamma, la placenta, che giaceva a circa 40 centimetri da lui, pulsava. La signora, lo aveva fatto notare al genero sbalordito.

Quando arrivai per la visita, Pradheep fremeva per dimostrarmelo. Ero testimone di una miracolosa rivelazione: niente meno che dopo cinque giorni dalla nascita, nonostante il cordone ombelicale fosse secco, apparentemente senza vita, la placenta rispondeva al bambino mentre questi veniva allattato della mamma.

Le parole del padre biochimico:" Sono certo che qui c'è qualcosa che sta comunicando. Non mi sento tratto in inganno dall'apparenza secca del cordone: profondamente, nel centro, c'è vita. Qualcosa di essenziale viene trasmessa al mio bambino da parte della sua placenta."

Moltissimi anni prima, avevo letto dei Lotus Birth di Jeannine Parvati Baker. Ne ero rimasta molto toccata, ma allo stesso tempo non credevo che avrei avuto la pazienza necessaria. La mia ostetrica quando gliene avevo parlato, aveva riso dicendomi che sarebbe stato troppo scomodo. Avevo deposto l'idea: nonostante altre tre gravidanze, non ero disposta a guardare il mio processo personale tanto in profondità. Oggi, è la sola cosa che vorrei cambiare riguardo alle nascite dei miei figli. Certo, mia figlia aveva riso quando aveva realizzato che non sarebbe morta senza la sua borsetta, tuttavia non posso cancellare dalla memoria il suo ritrarsi, quando le era stato tagliato il cordone.

Certo, aveva smesso di pulsare...o perlomeno allora così avevamo creduto.

Prima del 1995 avevo tagliato centinaia di cordoni. Molto spesso avevo sentito i bambini gridare, oppure li avevo visti ritrarsi e stringere convulsamente i piccoli pugni. A volte non percepivo alcuna reazione.

A Bali ho imparato ad attendere, prima di fare qualunque taglio, finchè l'" Ari-ari" è nato. Questa è la tradizione, di non "uccidere" mai la placenta, fratellino o sorellina del bambino, prima che muoia di morte naturale. L' Ari-ari, morirà poco dopo la nascita, ma continuerà a vivere sotto forma di spirito, angelo custode del bambino, per il corso di tutta la sua vita. Dopo la morte, l'Ari-ari andrà in cielo per testimoniare se quell' essere umano, nella vita, farà il suo dovere. Un bambino balinese saluta la sua placenta quando si sveglia al mattino. Di notte, la prega affinchè lo protegga dal buio. Ad ogni cambio di luna e in ogni giorno sacro, depone delle offerte sul luogo dove è stata seppellita.

Ultimamente, nello Iowa, ho facilitato la nascita di dieci bambini a cui non è stato reciso il cordone. Soltanto dieci. La maggioranza delle famiglie sceglie ancora di tagliarlo. Tuttavia, dal 1995, tutti i bambini che ho fatto nascere in Indonesia, Filippine e Iowa, hanno goduto del beneficio del contatto prolungato con la loro placenta almeno per una o due ore.

In Asia avevo notato che le donne non avevano fretta di tagliare il cordone una volta che la placenta era nata. Erano piuttosto gli uomini che volevano venisse fatto. Si sentivano obbligati a lavare e seppellire velocemente l'Ari-ari. Culturalmente, era una responsabilità dell'uomo, e le donne...si adattavano. Più di qualche nonna o bisnonna aveva rimproverato l'uomo per la fretta di tagliare il cordone.

Mi ritengo fortunata ad avere una copia del Lotus Birth Information Packet di Jeannine Parvati Baker. Tutte le mie famiglie che partoriscono in casa, durante la gravidanza, lo leggono e nessuna di loro poi sceglie di tagliare il cordone. E' sorprendente come è semplice iniziare una rivoluzione dolce: fornendo delle risposte oneste a delle domande semplici. Grazie Jeannine. Recentemente ho ricevuto un altro regalo da parte di Jeannine: il libro di Shivam Rachana dal titolo "Lotus Birth". Che regalo ha dato l'autrice al mondo! Ne ho assaporato ogni parola e lo raccomando vivamente a tutti.

Le ostetriche sono le custodi della nascita naturale. Ciò malgrado, di questi tempi, potremmo dire di aver dimenticato cosa è naturale. Siamo sicure che un legame intimo tra la madre e il bambino sia normale. La mia esperienza è che il Lotus Birth facilita questo legame. In verità, è un po' scomodo muoversi con il neonato attaccato alla sua placenta: ma se la mamma resta sdraiata, vicino al bambino e alla placenta, in questo sacro cerchio di quiete e di isolamento, si stabilisce facilmente l'allattamento. In effetti, quando la placenta è ancora attaccata, pochi visitatori si sentono a loro agio. Ed è proprio in questo spazio, fuori dal tempo, che la famiglia può essere costruita e che la neo- mamma re-inventa se stessa.

Ostetriche, per favore, fate a voi stesse un'altra domanda: "Perché continuiamo a dar credito al rituale medico del taglio del cordone?" Quando vedo un bimbo Lotus Birth tenere il suo cordone tra le manine con circospezione, sento il dovere di lasciarlo intatto. Il suo cordone, la sua placenta: il compagno del bambino in utero, che ha sostenuto mamma e bimbo nella gravidanza, che con quest'ultimo ha condiviso il magico mondo prenatale...

Viviamo in un mondo di "MIO", con un enorme senso del possesso. Mi chiedo se le radici del consumismo non derivino dalla pratica di gettare via cordone e placenta del bambino, prima che siano esauriti in modo naturale.

E chiedo a me stessa: "Perchè tagliare il cordone?"

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