La placenta tra storia, simboli e tecnologia
di Rossella Minocchi - tratto da D&D n° 13 giugno 1996
Nella moderna ostetricia occidentale la placenta è considerata semplicemente un organo filtro, sede dei processi di scambio
di sostanze nutritive e sostanze di rifiuto fra madre e feto, ma in molte culture le viene attribuito un significato simbolico,
ma anche terapeutico, ben più profondo.
Prima ancora che venissero chiarite le sue funzioni e codificata l'assistenza medica al parto, e cioè per buona parte del secolo scorso, l'eliminazione della placenta rappresentava
l'ultima fase dell'intervento attivo del medico in un parto normale.
Già l'ostetrico greco Sorano consigliava alle levatrici di dilatare la cervice delle madri con le mani, di tirare fuori il bambino e subito dopo anche la placenta, senza aspettare
l'espulsione spontanea.
A partire dal XVI° secolo, quando i medici ricominciarono a scrivere di ostetricia, questo atteggiamento interventista era diventato ormai proprio non solo dei medici,
ma anche di buona parte delle levatrici stesse. Lo stesso Mauriceau, noto medico francese, nel 1668 raccomandava di "liberare la donna dalla placenta" subito dopo il parto, esercitando una
lieve trazione sul funicolo. "In caso si trovasse maggior difficoltà" proseguiva Mauriceau "si potrà comandare a un'altra donna ben pratica, di metterle la palma della mano sul corpo e portarla abbasso come se le volesse far le freghe" e se anche questa manovra dovesse essere inefficace, allora " bisognerà mettere la mano nella matrice per distaccarla".
La minuziosa descrizione di Mauriceau sottolinea come l'assistenza al secondamento fosse, fin dalle epoche più remote, generalmente attiva. Era radicata la convinzione, infatti, che, lasciando la placenta nella sua sede, se ne sarebbe andata in giro per l'addome, rendendo impossibile il suo successivo recupero. Si può facilmente immaginare come lo strappare la placenta precocemente, prima che si fosse spontaneamente staccata, fosse causa di gravi complicanze, soprattutto emorragie e sepsi, spesso mortali.
Per fortuna attualmente gli operatori sono ben consapevoli dei rischi connessi a queste manovre aggressive e intempestive: si aspetta, più o meno pazientemente,
che la placenta si distacchi dalla parete uterina, eventualmente si somministrano farmaci appropriati, una volta espulsa si lascia pesare sulle mani eseguendo contemporaneamente un movimento "a corda" per evitare la ritenzione delle membrane. Successivamente se ne controlla la vascolarizzazione, il peso, la conformazione. Infine, in molti casi, le placente seguono la via delle case farmaceutiche, per la preparazione di prodotti cosmetici.
In altre culture è dedicata alla placenta un'attenzione particolare: è la cosa più intimamente collegata al neonato. Egli la porta con sé dal mondo intrauterino o degli spiriti che sia, da cui proviene. Per questo la placenta è al centro di un'ampia e profonda simbologia, per noi occidentali sconosciuta e incomprensibile.
Alcune popolazioni "primitive" usano seppellire la placenta sotto un giovane albero, che crescerà insieme al bambino per tutta la vita; altre ancora hanno la credenza, proprio per questo contatto così intimo col bambino, che chiunque se ne impossessi, possa esercitare un potere malefico su quel bambino, per cui il padre deve avere cura di seppellirla in un luogo segreto oppure di bruciarla. In Africa i saggi ne fanno un uso divinatorio, cioè osservandone accuratamente i caratteri, riescono a prevedere gli avvenimenti futuri che interesseranno il loro villaggio.
Nell'India occidentale si contano i nodi del cordone ombelicale: la loro presenza indicherebbe il numero di figli che la donna metterà ancora al mondo. Presso alcune popolazioni le donne che assistono la neomadre le fanno bere un brodo ottenuto facendo cuocere un pezzo di placenta, così le sostanze nutritive disperse nel liquido di cottura, proteine, sali minerali e preziosi ormoni, vengono completamente assimilate dalla donna. Addirittura alcuni libri riportano delle vere e proprie ricette (The Birth Book, Genesis Press, senza data di pubblicazione) per cucinare la placenta, il che testimonia l'importanza attribuita a quest'organo nelle società contadine.
Immediato è il confronto con il comportamento animale: le femmine di molte specie si nutrono della placenta subito dopo la nascita dei loro piccoli, immagazzinando, in questo modo, ormoni utili per indurre la lattazione, oltre alle proteine di cui il tessuto placentare è prevalentemente composto.
Consapevoli del profondo significato simbolico della placenta, oltre che della sua efficacia funzionale, sarebbe opportuno che le venisse dedicata anche nei corsi di preparazione al parto, un'attenzione particolare.